Sindrome di Down: parlo io di sessualità

Parlare di sessualità e disabilità non è un tema marginale, ma un atto necessario per rompere tabù e pregiudizi. In questa intervista, Stefania Perrotta, donna con sindrome di Down, racconta in prima persona amore, desiderio, autonomia e stereotipi. Una voce adulta che sfida i silenzi e rivendica il diritto a vivere pienamente affetti e intimità.

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Parlare di sessualità e disabilità non è un gesto “inclusivo” da celebrare a margine: è un atto necessario per scardinare tabù e pregiudizi radicati. Troppo spesso le persone con Sindrome di Down vengono raccontate come eterne bambine o come corpi da proteggere, mai come donne e uomini con desideri, scelte e diritto all’intimità.
La redazione di Shift intervista una voce adulta, capace di parlare della propria esperienza in prima persona.
In questa intervista, una donna trentenne prende parola su amore, desiderio, autonomia e stereotipi. Le domande non evitano le zone scomode: chiedono di consapevolezza, di confronto con le altre donne, di ferite e rabbia. 

Autonomia e diritti

Redazione: Quanto è importante decidere in autonomia sul tuo corpo e sulle tue relazioni?
Stefania Perrotta: È fondamentale. Non bisogna cedere a ricatti: lasciarsi andare non è una vergogna, lo è approfittarsi. Bisogna avere il coraggio di denunciare, mai tacere o nascondersi.
Redazione: Ti è mai successo che altri decidessero per te?
Stefania Perrotta: Sì, in una compagnia teatrale due persone hanno provato a mettermi le mani addosso, ma non ho mai corrisposto.

Emozioni e affetto

Redazione: Che cosa significa per te l’amore? È cambiata la tua idea crescendo?
Stefania Perrotta: L’amore è rispetto, reciprocità, stare insieme. Non è perfetto né eterno, ma bello finché dura. Si litiga, ma senza conflitto non è amore vero.

Redazione: Raccontaci un momento in cui ti sei sentita amata e accettata.
Stefania Perrotta: Ogni volta che ho cambiato relazione ho vissuto una rinascita. Più che sentirmi amata, era rinascere come persona.

Relazioni, intimità e desiderio

Redazione: Cosa cerchi in una relazione o in un’amicizia stretta?
Stefania Perrotta: Rispetto, reciprocità, fiducia. In amore e amicizia bisogna esserci l’uno per l’altro.

Redazione: Ti è mai capitato di pensare che qualcuno non ti vedesse come partner a causa della tua sindrome?
Stefania Perrotta: Sì, con il mio secondo fidanzato: giocava con i miei sentimenti senza vedermi come partner per la vita.

Redazione: Quali qualità ti fanno sentire rispettata e al sicuro?
Stefania Perrotta: Fiducia, equità, fare cose insieme, esserci davvero.

Redazione: C’è qualcosa che ti ferisce quando si parla di sessualità e disabilità?
Stefania Perrotta: Sì, pensare di non poter avere figli. Mi ferisce il pregiudizio sulla fertilità delle donne con disabilità.

Supporto e comprensione

Redazione: Cosa diresti a genitori ed educatori sul sostegno in amore e sessualità?
Stefania Perrotta: Aprire dibattiti, parlare sempre di più, sostenere le persone nel loro percorso, non decidere per loro.

Redazione: Quale consiglio daresti a una ragazza con Sindrome di Down?
Stefania Perrotta: Non lasciarsi abbattere dagli stereotipi. Vivere la sessualità come un diritto. Non tacere mai di fronte a ricatti o violenze.

Stereotipi e cambiamento

Redazione: Qual è la cosa più offensiva che ti hanno detto sulla tua vita sentimentale?
Stefania Perrotta: Non ho mai ricevuto parole offensive né sulla mia vita sentimentale né sessuale.

Redazione: Perché molti credono che chi ha una disabilità non possa avere una vita sessuale?
Stefania Perrotta: Per i pregiudizi: ci vedono come bambini. Ma tutti abbiamo diritto a una vita sessuale piena e consapevole.

Identità e consapevolezza

Redazione: Sei consapevole di avere la sindrome di Down? Come influisce sulla tua vita oggi?
Stefania Perrotta: Sono consapevole e cosciente della mia condizione. I pregiudizi ci sono e fanno male, ma non mi arrendo: vado avanti per la mia strada, niente può abbattermi.

Redazione: Ti senti diversa dalle altre donne della tua età?
Stefania Perrotta: Non mi sento diversa. Le agevolazioni non significano inferiorità, anzi da una persona come me si può imparare. Anche se diversa, sono ritenuta normodotata come gli altri.

 

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