L’America che batte i piedi: potenza infantile di un impero in decadenza

Le inquietanti dichiarazioni fatte da Pete Hegseth e da Donald Trump a Quantico ripropongono una pericolosissima concezione della guerra, che nel corso di secoli il diritto internazionale aveva tentato di superare. Inoltre, ancora una volta presentano come invincibili le forze militari Usa, quasi assimilate ai protagonisti delle pellicole commerciali hollywoodiane, nonostante la stessa intelligence riconosca la loro inferiorità in vari campi.

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È oggi assai difficile comprendere se tutta l’aggressività presente nei discorsi di Trump, definito da qualcuno “il buffone apocalittico”, o di Pete Hegseth, ora segretario del meno ipocrita Dipartimento della guerra, sia solo frutto di un bluff o riveli una qualche folle concretezza. Certamente si vuole impressionare e terrorizzare con metodi diversi da quelli dei cerimoniali nazisti costellati da lugubri svastiche su fondo rosso, con le coreografie elaborate dall’architetto Albert Speer; metodi che sono la volgare secrezione della cultura di massa televisiva e cinematografica di matrice statunitense. Si vuole convincere il pubblico, con un pugno allo stomaco, che gli Usa sono sempre forti, battendo i piedi e strepitando come bambini quando non vengono presi in considerazione.

Probabilmente uno psicoanalista direbbe che tutta questa retorica bellicista serve anche a persuadere gli stessi protagonisti di essere invincibili, pur constatando che il loro esercito è in decadenza e che bisogna far rinascere lo spirito guerriero. Per capire se questa retorica, che prospetta una guerra senza limiti, abbia una base concreta, occorrerebbe chiedersi se la Russia è davvero una “tigre di carta” — espressione di Mao Zedong curiosamente ripresa da Trump. Tema inquietante, poiché legato alle reali possibilità di un conflitto che inevitabilmente coinvolgerebbe anche noi, inerme popolazione europea.

Come è noto, a Quantico sono stati convocati 800 generali e ammiragli. Hegseth ha dato loro il benvenuto al nuovo Dipartimento della guerra, dichiarando che “l’epoca della difesa è finita” e che la pace è raggiungibile solo mediante la guerra, anzi che la meritano solo coloro disposti a combattere. Pensiero antico — si vis pacem para bellum — e motto di chi, nella storia, ha inteso la pace come imposizione del proprio dominio. Dopo che tutti saranno sottomessi e tacitati, ci sarà la pax americana, costruita sulla desertificazione degli altri. Virgilio invitava a “debellare i superbi e perdonare i sottomessi”; per Hegseth, invece, non c’è spazio per alcuna pietà. Ha attaccato il diritto internazionale perché impedisce “ai nostri soldati di terrorizzare, demoralizzare e uccidere i nemici”, sostenendo che “dobbiamo fare la guerra per vincerla”.

In perfetta coerenza, ha perfino giustificato il massacro di Wounded Knee del 1891, definendo “uomini coraggiosi” i soldati che sterminarono centinaia di Lakota. Ma uccidere chi non può difendersi è codardia travestita da eroismo, come dimostrano le guerre contemporanee dove il nemico è disarmato. A Quantico, Hegseth ha invocato la rinascita dell’“ethos guerriero”, la cancellazione dell’ideologia woke e il ritorno a standard militari “virili”, imponendo disciplina estetica e tagli di barba e capelli. Ha chiesto più investimenti militari, già approvati: tagli alla spesa civile e oltre mille miliardi di dollari destinati all’apparato bellico. Di fronte a eventuali dissensi, ha detto: “Se le mie parole vi spezzano il cuore, dimettetevi”.

Tutte queste virtù guerresche, in realtà, l’esercito statunitense non sembra averle mai possedute, avendo perso tutte le guerre contro popoli tecnologicamente inferiori. Come ricordano alcuni storici, la vittoria di Stalingrado dell’Armata Rossa fece agli Stati Uniti un favore che essi da soli non avrebbero mai potuto ottenere.

A rincarare la dose è intervenuto Trump, che ha individuato un “nemico interno”: criminali e immigrati, per lo più persone spinte alla fuga dalla povertà generata dalle stesse corporazioni americane. Ha applaudito l’uso dell’esercito nelle città e auspicato che diventino campi d’addestramento per futuri conflitti. Ignora che i militari dovrebbero difendere i cittadini, non opprimerli. I discorsi di Quantico si sono svolti nel silenzio imbarazzato dei presenti, seguiti da dimissioni di alti ufficiali, scandalizzati tanto dal contenuto quanto dal rischio di riunire l’intera élite militare in un unico luogo vulnerabile.

Molti hanno ricordato che i militari giurano fedeltà alla Costituzione e non al presidente, e che un ordine contrario alla Carta può essere disobbedito. Trump, che non ha mai fatto il servizio militare, pretende invece un’obbedienza assoluta. Dietro questa retorica si nasconde un’ideologia pericolosa, quella di chi, come nota l’economista Michael Hudson, sogna di essere ricordato come colui che garantì l’egemonia americana anche al costo di una guerra nucleare.

Dopo secoli di riflessioni sulla “guerra giusta”, oggi essa viene cancellata e trasformata in un dogma: la guerra è giusta in sé, se decisa dal paese “destinato da Dio”. Il Catechismo cattolico e la Carta delle Nazioni Unite riconoscono la legittimità solo della difesa proporzionata e condannano la guerra preventiva, ma gli Stati Uniti ribaltano questi principi, bollando il pacifismo come debolezza pericolosa. Hegseth lo dice apertamente:

“Poiché combattere una guerra costa sangue e denaro, dobbiamo garantire alla nostra repubblica un esercito che vinca ogni guerra, scelta o imposta. Chi ci sfiderà sarà schiacciato dalla violenza e dalla ferocia del Dipartimento della Guerra. In altre parole:
FAFO – Fuck Around and Find Out.”

Quanto alla presunta debolezza russa, lo storico Vladimir Brovkin, nel suo libro From Vladimir Lenin to Vladimir Putin, cita un rapporto dell’intelligence Usa del 2025 (Annual Threat Assessment) secondo cui la Federazione Russa resta un “formidabile avversario”. Nei campi strategici — missili ipersonici, droni, sistemi difensivi — Mosca mantiene un vantaggio significativo. Le stesse fonti americane riconoscono la superiorità del sistema missilistico S-400 rispetto al Patriot, più costoso e meno efficiente.

Secondo Brovkin, la Russia non è una “tigre di carta”, ma l’unico paese capace di sconfiggere gli Stati Uniti in caso di guerra — eventualità che, ovviamente, si deve scongiurare. Tuttavia, la retorica di Trump e Hegseth ignora la realtà e alimenta un delirio di onnipotenza che trasforma la guerra in spettacolo e l’aggressione in diritto naturale. È una pedagogia della violenza, dove la pace coincide con la sottomissione e la democrazia con l’obbedienza.

Se un tempo la pace di Roma si fondava sul “perdonare i sottomessi”, la pace americana si costruisce sull’annientamento dell’altro. In questo nuovo ordine simbolico, la violenza non è più un mezzo, ma un fine: la prova suprema di forza in un mondo che rischia di morire della propria hybris.

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