Le parole non sono neutre. Non sono etichette innocue, ma strumenti di potere.
Quando parliamo di migranti, rifugiati, sfollati, spesso usiamo termini a caso, confondendo i significati. Eppure da queste definizioni dipende la vita di milioni di persone: il diritto a ricevere protezione, a non essere respinti, a non morire in mare.
I governi lo sanno bene. Ecco perché giocano con le parole: chiamano “migranti economici” chi fugge da una guerra non riconosciuta, parlano di “emergenza migranti” invece di emergenza umanitaria, trasformano il diritto d’asilo in un fastidio burocratico.
E i media? Spesso rilanciano questa confusione, contribuendo a un linguaggio che disumanizza. Dire “clandestino” invece di “richiedente asilo” non è solo un errore semantico: è un atto politico.
Questo glossario serve a rimettere le cose al loro posto.
Perché dietro ogni parola ci sono volti, storie, diritti e responsabilità.
Perché capire significa non poter più dire “non lo sapevo”.
E perché se non difendiamo le parole, finiremo per accettare le bugie che ci raccontano.
Migrante
Termine generico che indica chi si sposta da un luogo a un altro, attraversando o meno un confine nazionale. Le ragioni sono varie: economiche, familiari, ambientali, educative o personali. Può essere regolare o irregolare, volontario o forzato. Non implica automaticamente un diritto a protezione internazionale.
Esempi geopolitici: i lavoratori filippini in Medio Oriente (migranti economici regolari), i venezuelani in Colombia(migranti forzati spesso senza status legale), i migranti climatici del Sahel che cercano rifugio nelle città africane.
Migrazione forzata
Movimento di persone causato da fattori esterni: guerre, catastrofi ambientali, carestie, persecuzioni o crisi economiche estreme.
Include rifugiati, sfollati interni e richiedenti asilo.
Esempi geopolitici: i rohingya fuggiti dal Myanmar verso il Bangladesh; i profughi ucraini accolti in Polonia e Germania; gli haitiani in fuga dopo terremoti e crisi politiche
Migrazione volontaria
Spostamento motivato da una scelta personale, spesso per migliorare le proprie condizioni di vita, lavorare, studiare o riunirsi con la famiglia.
In genere non comporta diritti di protezione internazionale.
Esempi geopolitici: i giovani italiani o spagnoli che si trasferiscono in Germania o Regno Unito per lavoro; gli studenti indiani che si spostano negli USA o in Australia.
Sfollati interni (IDP – Internally Displaced Persons)
Persone costrette ad abbandonare la propria casa a causa di conflitti, violenze, persecuzioni o disastri naturali, ma che non oltrepassano i confini del proprio Stato.
A differenza dei rifugiati, non godono di uno status giuridico internazionale e restano sotto la protezione (spesso debole o inesistente) del loro stesso governo.
Esempi geopolitici: gli oltre 7 milioni di sfollati interni in Ucraina dopo l’invasione russa del 2022; gli sfollati sirianiche hanno dovuto lasciare Aleppo o Idlib senza mai attraversare il confine; i milioni di yemeniti spinti via dai bombardamenti sauditi ma rimasti dentro lo Yemen.
Rifugiato
Persona che ha lasciato il proprio Paese a causa di persecuzioni, conflitti o gravi violazioni dei diritti umani e ha ottenuto lo status legale di protezione secondo la Convenzione di Ginevra del 1951.
Ha diritto a non essere rimpatriato forzatamente (principio di non-refoulement).
Esempi geopolitici: i siriani in Turchia, Libano e Giordania; i palestinesi nei campi profughi di Gaza, Libano e Cisgiordania; gli afghani che hanno trovato asilo in Europa o Iran.
Asilo / Diritto d’asilo
Il diritto, riconosciuto a livello internazionale e nazionale, di chiedere protezione in un altro Paese per motivi di persecuzione politica, religiosa, etnica o di appartenenza a gruppi sociali vulnerabili.
Chi lo richiede è detto richiedente asilo e non sempre ottiene lo status di rifugiato.
Esempi geopolitici: i giornalisti turchi che hanno chiesto asilo in Germania dopo la repressione di Erdoğan; i dissidenti bielorussi accolti in Polonia o Lituania.
Richiedente asilo
Persona che ha presentato una domanda di asilo in un altro Paese e attende una decisione.
Durante questo periodo non è ancora considerata legalmente un rifugiato, e spesso vive in condizioni di precarietà e vulnerabilità.
Esempi geopolitici: i migranti arrivati a Lampedusa o Lesbo che attendono mesi (se non anni) per una risposta; i sudanesi bloccati in Tunisia mentre aspettano di essere trasferiti in Europa.
Rimpatrio
Può essere:
- volontario, sostenuto da programmi umanitari (es. UNHCR);
-
forzato, cioè espulsione, vietata per i rifugiati verso territori dove rischiano persecuzioni.
Esempi geopolitici: il rimpatrio forzato dei migranti afghani dal Pakistan; i programmi di rimpatrio volontario dei venezuelani dal Brasile.Status di protezione sussidiaria
Forma di protezione concessa a chi non rientra nella definizione di rifugiato, ma rischia gravi danni se rimpatriato: guerra generalizzata, pena di morte, torture.
Esempi geopolitici: molti siriani e afghani in Italia e Germania non hanno ottenuto lo status di rifugiati, ma quello di protezione sussidiaria; stessa cosa per diversi sudanesi e eritrei.Principio di non-refoulement
Principio fondamentale del diritto internazionale che proibisce di riportare rifugiati o richiedenti asilo in Paesi dove rischiano persecuzioni, torture o trattamenti inumani.
È il cuore della protezione internazionale.
Esempi geopolitici: quando la Grecia respinge barconi verso la Turchia, o quando l’Italia collabora con la Libia, il principio di non-refoulement viene violato apertamente.
