l linguaggio del mare. Perché parlare di porti e geopolitica del mare?
Nel Mediterraneo le parole sono armi tanto quanto le navi. Dire SAR o porto sicuro non è un dettaglio tecnico: è decidere chi vive e chi muore. I governi lo sanno bene e manipolano il linguaggio per coprire la violenza con la patina della burocrazia.
Così un soccorso viene raccontato come “emergenza”, un respingimento illegale diventa “cooperazione internazionale”, e l’intercettazione forzata con deportazione nei centri di detenzione libici si maschera da “zona SAR”. Anche il diniego del primo porto sicuro, sostituito dall’assegnazione di porti lontani, è una pratica politica che non tutela ma punisce, trasformando il diritto al soccorso in uno strumento di dissuasione.
Questo lessico rovesciato è il cuore della propaganda. Le parole ufficiali non descrivono la realtà, la deformano. Per capirlo basta osservare le equivalenze che vengono costruite:
| Come lo chiamano i governi | Cosa significa davvero |
|---|---|
| “Emergenza sbarchi” | Obbligo di soccorso in mare presentato come problema di ordine pubblico. |
| “Cooperazione internazionale” | Respingimenti illegali (push-back) travestiti da accordi bilaterali. |
| “Zona SAR libica” | Intercettazioni forzate e deportazioni nei centri di detenzione libici, finanziate e delegate dall’UE. |
| “Porti lontani assegnati” | Diniego del primo porto sicuro, uso politico dei porti come arma di dissuasione. |
| “Danni collaterali” | Civili uccisi o feriti, nascosti dietro il linguaggio militare. |
Corridoio umanitario marittimo
Percorso via mare protetto per il trasporto di civili o aiuti in aree di conflitto o sotto assedio.
Esempio recente: la Flotilla verso Gaza, che rivendica l’apertura di un corridoio umanitario contro il blocco navale.
Diritto al soccorso in mare
Principio fondamentale del diritto internazionale che obbliga ogni nave, sia statale che privata, a prestare assistenza a chiunque si trovi in pericolo in mare.
Fonti giuridiche:
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Convenzione SOLAS (1974) – sicurezza della vita in mare.
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Convenzione di Amburgo (SAR, 1979) – obbligo di ricerca e soccorso.
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UNCLOS (1982, art. 98) – obbligo universale di prestare assistenza senza discriminazioni.
Diritto di navigazione
Libertà fondamentale sancita dall’UNCLOS (artt. 87 e seguenti): ogni nave ha diritto di transitare liberamente in alto mare. Le ONG lo rivendicano contro restrizioni arbitrarie imposte dagli Stati costieri.
Esternalizzazione dei confini
Strategia con cui l’Unione Europea e i suoi Stati membri delegano ad altri Paesi, spesso privi di garanzie democratiche, il controllo delle frontiere e dei flussi migratori.
Caso emblematico: gli accordi Italia–Libia, che finanziano la guardia costiera libica affinché intercetti e riporti con la forza i migranti nei centri di detenzione.
MRCC – Maritime Rescue Coordination Centre
Centro di coordinamento dei soccorsi marittimi di ciascuno Stato. Riceve gli allarmi e assegna le navi ai soccorsi.
Esempio: MRCC di Roma, storicamente cruciale nei soccorsi nel Mediterraneo centrale.
Non-refoulement
Principio cardine del diritto internazionale dei rifugiati: divieto di respingere una persona verso un Paese dove rischia persecuzioni, tortura o trattamenti inumani. Vale anche in alto mare.
Fonte: Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.
Place of Safety (POS) – Porto sicuro
Luogo dove le persone soccorse in mare devono essere sbarcate in sicurezza, con accesso a cure, protezione e procedure legali.
Nota: la Libia non è considerata porto sicuro da ONU, IMO e comunità internazionale, a causa delle documentate violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione.
Pull-back
Pratica con cui gli Stati europei delegano a Paesi terzi – in particolare la guardia costiera libica – l’intercettazione dei migranti in mare, così da riportarli nei centri di detenzione.
Critica: strumento per aggirare il divieto di respingimento diretto, trasformando la Libia in un “gendarme del Mediterraneo” nonostante sia un Paese non sicuro.
Respingimento (push-back)
Atto con cui uno Stato riporta forzatamente persone intercettate in mare verso il Paese di partenza, senza valutare le singole richieste di asilo.
Illegale in base al principio di non-refoulement.
SAR – Search and Rescue
Operazioni di ricerca e soccorso in mare, disciplinate dalla Convenzione di Amburgo (1979).
Ogni area del mare è suddivisa in zone SAR sotto responsabilità degli Stati costieri.
Critica: la “zona SAR libica”, creata nel 2018 con il sostegno UE, è uno strumento politico illegittimo. La Libia non ha mezzi adeguati, non garantisce standard di sicurezza e utilizza la SAR per intercettare migranti e deportarli nei centri di detenzione, veri e propri luoghi di tortura.
Zona SAR
Area marittima assegnata a uno Stato per la responsabilità di soccorso.
Nota critica: la “zona SAR libica” è una costruzione politica che serve all’Europa per esternalizzare i respingimenti. In pratica, non tutela vite ma le mette in pericolo, trasformando un obbligo umanitario in un meccanismo di controllo e violenza.
