Il mondo riafferma la condanna contro il blocco illegale a Cuba

La risoluzione dell’ONU del 28 ottobre 2025, con 165 voti a favore e soli 7 contrari, conferma ancora una volta l’isolamento degli Stati Uniti sulla questione del blocco a Cuba. Nonostante le pressioni di Washington, la maggior parte del Sud Globale difende il diritto internazionale e denuncia un sistema di sanzioni considerato illegale e disumano.

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Paula Jesus
Paula Jesus, laureata in Filosofia del Linguaggio, è fotografa e regista cilena migrante in Italia. La sua ricerca unisce giornalismo, arti visive e diritti umani, con...
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Con 165 voti a favore e solo 7 contrari, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha nuovamente chiesto la fine del blocco economico imposto a Cuba. Il risultato — il trentatreesimo consecutivo — conferma l’isolamento diplomatico degli Stati Uniti su una politica considerata dalla maggior parte dei Paesi come illegale, disumana e contraria al diritto internazionale.

La votazione si è tenuta il 28 ottobre 2025, durante la sessione plenaria dell’Assemblea Generale dell’ONU a New York. Per la trentatreesima volta dal 1992, la risoluzione presentata da Cuba è stata approvata con 165 voti favorevoli, 7 contrari e 12 astensioni. Un risultato ampio, anche se in lieve calo rispetto agli anni precedenti, che conferma il sostegno quasi unanime della comunità internazionale alla richiesta di porre fine a un blocco economico, commerciale e finanziario in vigore da oltre sei decenni.

Un sostegno vasto, nonostante le pressioni statunitensi

Quest’anno, il governo di Donald Trump ha esercitato pressioni diplomatiche dirette su diversi Stati, in particolare dell’America Latina e dell’Europa orientale. Un’azione che ha prodotto alcuni cambiamenti: Argentina, Paraguay, Ungheria, Macedonia del Nord e Ucraina hanno votato contro la risoluzione, allineandosi a Stati Uniti e Israele. Una dozzina di Paesi ha scelto l’astensione.

Nonostante queste fratture, la maggior parte del Sud Globale — Africa, Caraibi, Asia — ha confermato il proprio sostegno a Cuba, denunciando un blocco che “viola i principi di uguaglianza sovrana e non ingerenza” stabiliti dalla Carta delle Nazioni Unite.

“Un atto di punizione collettiva”

Dal podio dell’ONU, il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha accusato gli Stati Uniti di applicare un sistema di sanzioni “inumano, extraterritoriale e illegale”, progettato per colpire deliberatamente la popolazione civile:

“Il blocco costituisce un atto di castigo collettivo che viola i diritti umani del popolo cubano. Si applica con fredda premeditazione su milioni di persone.”

Rodríguez ha inoltre denunciato che diversi Paesi “hanno ricevuto chiamate dirette” dal Dipartimento di Stato nei giorni precedenti al voto, un’ingerenza che ha suscitato irritazione tra numerosi diplomatici.

Assenza e tensioni nella delegazione statunitense

A complicare ulteriormente il quadro, l’ambasciatore statunitense all’ONU, Mike Waltz, non si è presentato alla sessione finale. Le sue dichiarazioni nei giorni precedenti — giudicate “aggressive e diffamatorie” — avevano già provocato un richiamo formale durante il dibattito del 28 ottobre.
Rodríguez non ha risparmiato critiche:

“Gli Stati Uniti non solo mentono, ma offendono con la loro volgarità e incultura.”

Un blocco che dura da 64 anni

Imposto nel 1960, poco dopo la Rivoluzione cubana, il blocco si è irrigidito nel tempo con leggi come la Helms-Burton (1996), che estende le sanzioni anche a imprese e cittadini di terzi Paesi — una pratica che l’ONU considera una violazione palese del diritto internazionale.

Secondo dati ufficiali cubani, le perdite accumulate superano i 160 miliardi di dollari, con impatti diretti su salute, energia, alimentazione e logistica. Al di là delle cifre, il blocco è percepito come un meccanismo volto a creare pressione sociale e soffocare economicamente la popolazione.

Un consenso morale globale, ma senza effetti pratici

Le risoluzioni dell’Assemblea Generale non sono vincolanti: Washington non ha alcun obbligo legale di modificare la propria politica e, storicamente, ha sempre ignorato i risultati. Tuttavia, il voto di quest’anno conferma un dato politico chiaro: gli Stati Uniti sono sempre più isolati su una delle politiche estere più contestate degli ultimi decenni, mentre l’ordine internazionale si muove verso assetti più multipolari.

Per il Sud Globale — e per molti Paesi europei — la questione Cuba non è solo una disputa bilaterale: è una misura della coerenza del diritto internazionale in un momento di crescenti tensioni geopolitiche e di progressiva erosione del multilateralismo.

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