Dall’America con servitù

Dal trumpismo all’Europa: l’arroganza diventa linguaggio di potere, la libertà privilegio per pochi. Dalla Casa Bianca a Palazzo Chigi, avanza una cultura dell’obbedienza. Resta un solo antidoto: il voto come atto di resistenza democratica.

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E così abbiamo trascorso la domenica commentando e ascoltando analisi sul video di diciannove secondi diffuso in rete da uno certamente ricco ma altrettanto certamente poco elegante: Donald Trump.

“Ricchi si diventa, eleganti si nasce”, scriveva Honoré de Balzac.

Nel filmato, l’ex presidente americano rende esplicito il suo giudizio sui sette milioni di connazionali scesi in piazza per contestarlo il giorno precedente. Lo stile e la postura sono quelli consueti — arroganza, prevaricazione e uno sdoganamento della volgarità elevato a simbolo di autenticità — un linguaggio che solletica gli istinti primordiali della sua base, invitata a considerare l’avversario politico come un oggetto da deridere e umiliare.

È passato invece quasi inosservato un altro breve video, anch’esso costruito con l’intelligenza artificiale e pubblicato dal suo vice, J.D. Vance.
Le immagini mostrano “The Donald” nelle vesti di un nuovo Napoleone che si incorona da solo, indossa un mantello regale e impugna una spada — simbolo storico di autorità, legittimità e giustizia. Davanti a lui si inginocchiano, arresi e sconfitti, diversi personaggi tra cui si riconoscono Nancy Pelosi e Chuck Schumer, leader democratici al Congresso.

Questa rappresentazione dovrebbe far correre un lungo brivido lungo la schiena. Non è una smargiassata grossolana come quella ideata da Trump, né soltanto un atto di piaggeria verso l’ipertrofico ego del “Capo”: è l’immagine di una precisa concezione del potere.
E l’autore non è l’inquilino della Casa Bianca, ma il suo vice — l’uomo arrivato ai massimi livelli grazie al sostegno di Peter Thiel, miliardario proprietario di Palantir, che ha dichiarato apertamente come “la libertà sia incompatibile con la democrazia”. Nella sua visione, la libertà è un privilegio riservato a pochi — i ricchi, ammessi agli arcani della conoscenza tecnologica — incaricati di guidare le masse.

Rischio contagio

Questa idea trova una rappresentazione plastica nel video e sembra orientare non solo l’America, ma il mondo intero verso concezioni che si ritenevano superate: visioni che negano i valori costruiti e rafforzati dopo la Seconda guerra mondiale.

Il panorama, infatti, non è rassicurante. Non soltanto perché in diversi Paesi europei — l’ultimo la Repubblica Ceca — salgono al potere forze di destra non solo conservatrici ma antieuropeiste e regressive sui diritti, o perché in molti altri i sondaggi premiano partiti dalle stesse inclinazioni oscurantiste.

Il problema è più profondo: questi risultati dovrebbero spingere le forze progressiste a porsi delle domande e, soprattutto, a cominciare finalmente a dare risposte che mancano da troppo tempo.

C’è però anche un effetto di contagio. Molti movimenti e partiti sembrano trarre ispirazione proprio dalla deriva statunitense: Farage in Gran Bretagna è forse l’emulo più convinto, ma non sono da meno gli spagnoli di Vox o i neonazisti di AfD in Germania.

Per quanto ci riguarda, il governo Meloni, già schiacciato sulle scelte trumpiane in politica estera — fino a meritare di far parte del “coro osannante” nella grottesca rappresentazione di Sharm el-Sheikh — appare sempre più desideroso di emularne il modello.

La “Leader Unica” dell’attuale maggioranza amplifica una narrazione che altera la realtà, moltiplica i casi da mettere all’indice (gli incidenti ai cortei pro-Gaza causati da una ridotta minoranza di idioti, le dichiarazioni maldestre di oppositori, e così via), costruisce complotti e minacce immaginarie, evita da tempo ogni confronto reale e si concede solo agli incensatori. Irride e offende il dissenso con l’aiuto di una potente macchina mediatica, mentre l’azione del governo lascia inalterati i problemi e sostiene quasi esclusivamente la propria base elettorale.

Insomma, l’idea che ci si debba inginocchiare — muti e rassegnati — a questa nuova concezione del potere sembra farsi strada anche alle nostre latitudini.
Nel deserto di riferimenti e in un’opposizione ondivaga, che insiste a giocare con le regole dell’avversario, diventa essenziale — per chi non intende piegarsi — ricorrere a una mobilitazione etica e, soprattutto, riscoprire il valore del voto: l’unico strumento capace di rimandare al mittente il fango nel quale vorrebbero affogare la democrazia.

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