BSD. Capire per agire

Il BDS è la risposta radicale e nonviolenta a decenni di apartheid e genocidio israeliano. Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni: strumenti quotidiani e politici che smascherano la falsa pace e interrompono la complicità internazionale. Non una scelta: un dovere.

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Mariam Ahmad
Mariam Ghassan, 25 anni, è attivista e studentessa a Brescia presso l' Università di Sistemi Agricoli Sostenibili. È palestinese dal villaggio di Faqqua a Jenin, è...
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DS, Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, è un movimento che nasce nel 2005 contro l’occupazione sionista e per la difesa dei diritti inalienabili del popolo palestinese.

È un grido radicale ispirato al movimento di resistenza antiapartheid sudafricano.Si tratta di un appello radicale che trae ispirazione diretta dal movimento di resistenza anti-apartheid sudafricano. Dal 1948 – e ancor prima, sotto l’egida del mandato britannico – lo Stato di Israele ha sistematicamente violato il diritto internazionale e le norme fondamentali del diritto umanitario, instaurando un regime di segregazione, occupazione e spoliazione territoriale. È in ragione di questa continuità storica di violazioni che organizzazioni della società civile, sindacati, reti accademiche e culturali hanno scelto di convergere in un’unica voce: chiedere con forza alla comunità internazionale di interrompere ogni forma di complicità economica, politica, accademica e culturale con tale regime.

Il movimento BDS costituisce la manifestazione concreta della solidarietà internazionale verso la causa palestinese. Esso nasce dalla consapevolezza che soltanto rendendo insostenibile, sul piano economico, politico, culturale e accademico, lo Stato sionista – da oltre settant’anni responsabile di pratiche di genocidio, pulizia etnica e sistematica violazione del diritto internazionale – sarà possibile interrompere il ciclo di impunità e oppressione che grava sul popolo palestinese.

Tre lettere: BDS

Boicottaggio dei consumi, ovvero non comprare i prodotti che finanziano l’occupazione:dai datteri delle colonie ai cosmetici Ahava, alle grandi case farmaceutiche come la Teva, fino ai macchinari agricoli, gruppi assicurativi come Axa e alle tecnologie militari.

Boicottaggio culturale e accademico, prevede che università, aziende e istituzioni non collaborino con Israele.

Disinvestimento e sanzioni, infine, chiamano in causa chi gestisce grandi capitali come banche e fondi che armano e finanziano un regime coloniale. L’obiettivo è ritirare e cancellare tutti gli investimenti da Israele e da tutte le aziende che traggono profitto dall’occupazione. Ai governi si richiede di rispettare il diritto internazionale e di non collaborare al mantenimento dell’apartheid israeliana: vietare affari con le colonie illegali, interrompere il commercio militare, cancellare accordi di libero scambio e sospendere la partecipazione di Israele a organismi internazionali, dalle Nazioni Unite alla FIFA.

Resistenza dal basso

L’Italia e gli italiani hanno sempre risposto bene alle campagne lanciate da BDS. Negli ultimi anni si è visto come sempre più studenti e studentesse chiedevano ai propri Rettori e alle proprie università l’interruzione completa di ogni accordo con le università e le istituzioni israeliane. Bologna, Napoli, Roma e Torino hanno lanciato appelli contro progetti di ricerca con atenei israeliani e aziende delle armi. McDonald’s, Starbucks e Carrefour hanno subito boicottaggi che hanno generato perdite economiche enormi e costretto alla chiusura di diversi punti vendita.

È questo il potere del BDS, una resistenza dal basso che tutti e tutte noi possiamo fare nel nostro quotidiano. Tutti possono praticarlo senza se e senza ma, perché c’è sempre un’alternativa, non richiede sforzi, fa bene ai palestinesi e fa bene anche per sé stessi. Un gesto politico enorme ma altrettanto semplice.

Proprio perché efficace e nonviolento, Israele ha provato a criminalizzare il BDS come ‘antisemita’ e ‘terroristico’, vietando dal 2018 ai suoi membri l’ingresso in Palestina. L’ONU, l’Unione Europea e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo hanno ribadito che il BDS è legittimo perché è un diritto politico e civile di ogni cittadino.

Oggi, mentre Gaza viene sterminata sotto le bombe e mentre la Cisgiordania viene sempre più assediata da colonie sioniste illegali, il BDS non è più una scelta ma diventa un obbligo sempre più urgente per tutt3. Uno strumento che noi scegliamo di usare insieme contro lo Stato sionista di Israele, per non abbandonare a se stesso il popolo palestinese.

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