Genocidio coloniale

Dall’America Latina alla Palestina, la memoria del genocidio coloniale riecheggia oggi a Gaza. Abya Yala e Palestina unite da una storia di resistenza, diritti negati e dignità che sopravvive all’oppressione e all’indifferenza internazionale.

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Jose Ramiro Llatas Perez
José Ramiro Llatas Pérez è un avvocato peruviano specializzato in diritti umani e diritto ambientale, impegnato nella tutela dei difensori dell’ambiente in America Latina.
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ileggendo l’opera di Bartolomé de las Casas, “Brevissima relazione della distruzione delle Indie” (1552), non ho potuto fare a meno di pensare a come le atrocità commesse contro i popoli dell’Abya Yala (America Latina) si stiano oggi ripetendo contro il popolo palestinese.

De las Casas documentò lo sterminio dei popoli indigeni, lo spopolamento delle loro terre, i roghi e i maltrattamenti. Erano trattati come sterco da gente crudele e mostruosa, senza alcun motivo. Se per molti di noi era già difficile immaginare la sofferenza dei nostri antenati latinoamericanii, oggi possiamo vederla in diretta con ciò che accade a Gaza.

Un tempo, conoscevamo queste atrocità solo dai libri di storia; oggi, queste stesse azioni — così crudeli, mostruose e disumane — avvengono sotto gli occhi del mondo. L’indignazione è così profonda che, come qualcuno ha detto, nessuna parola è sufficiente per esprimerla. La cosa che fa più male è il danno inflitto ai bambini e alle bambine.

Così come ai suoi tempi Bartolomé de las Casas supplicò il re Filippo di Spagna di vietare tali azioni, oggi, fortunatamente senza monarchi, chiediamo a chi detiene il potere nel campo del diritto internazionale di porre fine a questo genocidio e di fermare il governo di Israele. Eppure, la risposta non arriva, o arriva con un ritardo inaccettabile.

Coloro che fanno il loro dovere, come il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, non vengono ascoltati. Peggio ancora, chi si spinge oltre, come Francesca Albanese, viene attaccato. Dopo aver smascherato i responsabili di questo genocidio, gli Stati Uniti la sanzionano, le congelano i conti e la isolano a livello internazionale, arrivando persino a minacciare la sua famiglia nel modo più vile e meschino.

In Abya Yala interi popoli e milioni di persone furono sterminati, e con essi, culture e saperi ancestrali. Oggi, la stessa cosa sta accadendo in Palestina. Pensavo che quelle stragi sarebbero rimaste nel passato, che avremmo avuto un minimo di dignità per non permettere che si ripetessero, ma la maggior parte dei governanti, con l’eccezione di pochi Paesi dell’America Latina e pochissimi in Europa, non ce l’ha. Fortunatamente, l’umanità ha ancora la dignità e si indigna. Per questo ci organizziamo nella Flottiglia della Libertà e scendiamo nelle strade per gridare: Basta! Spero che i “onnipotenti” siano all’altezza del compito di fermare questa follia, queste cose mostruose che stiamo vedendo.

Mi chiedo se, nel caso in cui qualcosa di simile tornasse ad accadere in Europa (come nella Germania nazista o nell’Italia fascista), la comunità internazionale reagirebbe in modo così indifferente e lento. Dobbiamo fermare questo genocidio. L’umanità non sarà più la stessa e i responsabili dovranno essere puniti severamente. Nessuna legge può giustificarlo; l’intera umanità ne sta uscendo ferita.

La Palestina deve rinascere. L’umanità è in debito con loro.


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