México: Ciudad frontera

Un reportage del fotografo messicano Israel Fugueman. Ambientato sotto il sole di Città del Messico, i migranti ricostruiscono vite con lamiere e sogni spezzati. Kennedy piange una figlia mai salvata, Yasmelis difende la libertà conquistata. Migrare insegna a resistere, ma lascia cicatrici che neppure il tempo riesce a cancellare.

1 Min Read
A group of migrants build a new shelter in Guadalupe Victoria Park. After being evicted from Plaza de la Soledad, they and hundreds of other migrants have worked through the night to create a safe place. Israel Fuguemann. Mexico City. April 4, 2025.

A Città del Messico, dopo lo sgombero del campamento di Plaza de la Soledad, centinaia di migranti hanno ricostruito insediamenti precari. Kennedy, venezuelano partito per salvare la figlia malata, ha visto svanire il sogno: deportato e poi segnata dalla morte della bambina, oggi vive tra precarietà e desiderio di tornare ai figli rimasti. Yasmelis, wayúu di La Guajira, sposa a 14 anni in un matrimonio imposto, ha trovato qui un rifugio fragile ma libero, scegliendo di restare nonostante i rischi. Nela, ex lavoratrice sociale, sequestrata durante il viaggio, affronta nuove minacce ma testimonia: “No se migra por gusto”. Mentre gli Stati Uniti criminalizzano e il governo messicano tenta di confinare nei CAMHU, queste storie mostrano il volto umano della crisi: resistenza, perdita e la ricerca ostinata di dignità.

Share This Article